LA STORIA DEL LOTTO


La storia del lotto ha origini molto antiche, ma prima di tornare indietro nel tempo per raccontarne la storia dovremmo capire quali sono le origini della parola lotto.
In tedesco los, in francese lot, in inglese lot, tutte queste lingue danno lo stesso significato a queste parole, sorte.
Il gioco del lotto non è stato ideato da una persona determinata, ma è il risultato di regolamentazioni e perfezionamenti di diverse forme di scommesse che da sempre l'uomo ha avuto il gusto di effettuare sui più disparati avvenimenti.
Già nell'antica Roma in occasione delle feste che celebravano Saturno, dio del tempo e del destino, i fedeli avevano la possibilità di puntare sui numeri e di vincere dei premi attraverso il meccanismo dell'estrazione.
Alcuni secoli dopo, ad Amersfort, non lontano da Amsterdam, i cittadini pensarono di sfruttare la passione per il gioco di alcuni concittadini per alienare alcune proprietà non divisibili.
Misero allora in palio il lotto completo delle loro proprietà.
Successivamente la cosa si ripeté più volte, tanto che in seguito venne regolamentata come il Lotto d'Olanda.
A Venezia invece venne organizzata dal Consiglio dei Pregadi (l'antico Senato Veneziano), una lotteria il cui montepremi era un lotto di immobili.
La lotteria venne chiamata Lotto del Rialto ed aveva un montepremi complessivo di centomila ducati.
Si poteva partecipare all'estrazione acquistando un bollettino al prezzo di due scudi ognuno.

In Italia però, la formula di Lotto più vicina a quella attuale, nasce a Genova nei primi anni del 1500.
Il primo documento a prova di questo, è un decreto del 1539 contro le scommesse sui candidati al Senato della Repubblica genovese.
Era infatti in uso allora fare scommesse collettive, legate all'elezione dei magistrati, sorteggiati periodicamente, a fare parte del Senato della Repubblica.
Nonostante questa pratica fosse proibita, i più scaltri ed esperti scommettitori trasformarono la loro passione in una lucrosa quanto illegale attività economica, iniziando a tenere banco.
La situazione divenne insostenibile, così Il Maggior Consiglio della Repubblica stabilì che si potevano eleggere 120 padri fra i più meritevoli per prudenza, per virtù i migliori, i cui nomi venivano immessi in un'urna detta Seminario o Seminajo, dalla quale ne venivano estratti cinque due volte l'anno.
L'uso di scommettere sulle estrazioni si chiamò quindi Gioco del Seminario.
Agli appassionati e numerosi scommettitori veniva data la possibilità di tentare la sorte con un'estrazione di cinque nomi su centoventi raccolti nei bussolotti.
Dapprima le scommesse nacquero spontaneamente tra singoli, ma ben presto ci fu chi accettò scommesse da più persone e, infine si formarono società che tenevano banco a particolari condizioni e che costituirono le prime regole del gioco.
Il gioco fu ancora proibito a più riprese e per il dilagare delle scommesse clandestine, solo nel XVII secolo i Serenissimi Collegi, su proposta della Camera (un Ministero delle Finanze dell'epoca) ribadirono la proibizione del gioco ma, allo stesso tempo, previdero che il Seminario potesse essere tenuto da chi ne avesse tenuto la licenza, dietro il pagamento di un diritto concessionario.
I tenitori d'affari, rendendosi conto del giro di affari sempre più crescente, pensarono di cautelarsi contro il rischio di pagare eventuali vincite superiori all'incasso, costituendo un fondo premi chiamato Monte delle scommesse da ripartire tra i vincitori.
Gli organizzatori avevano così un margine di guadagno assicurato.
Qualora non fosse stato indovinato nessun nome, cosa che accadeva spesso, le poste venivano restituite (senza il guadagno dei tenitori), i premi non ritirati venivano sommati al montepremi dell'estrazione successiva.

La fama di questo gioco raggiunse presto tutta la Penisola e le scommesse iniziarono ad arrivare anche dagli altri Stati italiani.
Nella futura capitale di Italia, Stato Pontificio allora, il Lotto ebbe vita molto dura a causa delle severe leggi papali, infatti questo gioco veniva considerato un peccato gravissimo per l'uomo e i giocatori andavano incontro alla scomunica.
Ma la lotta dei pontefici contro il lotto ebbe risultati scarsissimi, così Clemente XI delegò lo studio della materia ad un'apposita Congregazione di teologi e canonisti con a capo il cardinale Tolomei. La Commissione giunse alla conclusione che non si sarebbe dovuto permettere né a Roma e né altrove dello Stato Ecclesiastico l'uso di simili giuochi, se non sotto le condizioni e cautele, e con il regolamento della medesima Congregazione proposto e insinuato.
Innocenzo XII dichiarò quindi l'ammissibilità del gioco del Lotto.
L'istituzione ufficiale del Lotto ebbe nuovamente vita breve, Benedetto XII emanò tre editti che abolirono il gioco.
Solo dopo quattro anni il lotto fu reintrodotto in modo definitivo nello Stato Pontificio con un nuovo metodo.
Il sistema si basava sulla lista di novanta zitelle nubili romane, le cinque sorteggiate ricevevano in dono la veste nuziale e cinquanta scudi a titolo di dote.
Gli utili venivano depositati nella Depositeria Generale, a libera disposizione del Papa il quale, a sua discrezione, destinava i sopravanzi in aiuto di varie opere di pietà.
A Venezia una versione del gioco del Lotto simile a quella attuale, nacque nel 1733, col nome di Lotto intitolato di Genova e di Roma a dimostrazione che si trattava in ogni modo di un gioco d’esportazione.
Questo lotto era gestito direttamente, evitando così l'appalto a terzi, e non fu posto alcun limite alle giocate.
Nel 1745 per l'estrazione di cinque numeri si arrivò però ad una cifra così alta, che fu necessario stabilire un tetto massimo di puntata, fu così applicata la famosa regola del castelletto.
Il Castelletto era un sistema che consentiva al gestore dell'Impresa del lotto di limitare l'alea del gioco.
Venne introdotto gradualmente da tutti gli Stati italiani per limitare il rischio di dovere pagare vincite più alte delle somme incassate e conseguentemente il fallimento delle imprese pubbliche o private che gestivano il gioco.
A Milano il lotto non ebbe vita facile; una serie infinita di divieti si alternò a concessioni straordinarie, grida che lo vietavano, si anteposero ad editti che lo disciplinavano.
Anche in questo caso si fece riferimento al gioco del Seminario, e il successo fu così grande che superò i divieti.
Infatti, nel 1665 il Governatore della città di Milano fu costretto a concedere per venti anni la concessione del gioco a Giovanni Battista Via in cambio di metà degli utili.
Così anche Milano capì che il lotto poteva trasformarsi per le casse dello Stato in una formidabile macchina fabbrica-soldi.
Nonostante la concessione, il gioco ufficiale stentò a decollare, tanto che fu necessario procedere all'assegnazione di nuovi appalti per la gestione del gioco, in grado di ottenere i sospirati guadagni per l'erario.
Il guadagno non fu sicuramente esaltante visto che il Governatore spagnolo tornò sui suoi passi revocando l'autorizzazione e rendendo, di fatto, il gioco illegale.
Il gioco continuò a pieno ritmo, nella forma clandestina, con la differenza che i giocatori puntavano sul Gioco del Seminario di Genova.
Questa dispersione di capitali all'estero convinse nel marzo 1696 il Governatore di Milano a fare dietrofront e a concedere una nuova concessione ad una sola persona, tale Francesco Ripamonti. Anni dopo la concessione fu revocata e poi ristabilita, fino al 1768 quando Maria Teresa d'Austria fissò nuove regole e diede la concessione alla famiglia Minonzi, con la partecipazione agli utili della Regia Camera, e fu stabilita a favore dell'erario la cifra di 227.000 lire annue.
Una regolamentazione del Lotto quasi definitiva e moderna si ebbe dopo Napoleone, con Francesco I che emanò un decreto con il quale si disciplinava in maniera organica l'intera materia.

Abbiamo lasciato per ultima quella che è considerata la capitale del lotto, Napoli.
Il lotto arrivò con un secolo di ritardo rispetto a Genova, e come questo fu inizialmente chiamato Seminario di Napoli, ma ben presto cambiò il suo nome in Nuovo lotto di Napoli.
La Prima estrazione avvenne nel 1682.
Il lotto a Napoli ebbe un'evoluzione lenta e disordinata, infatti, si passò dalle prime estrazioni con cadenza annuale alle due o tre estrazioni l’anno.
Nel 1689 il gioco fu abolito, e fu definitivamente ristabilito nel 1737.
La gestione del gioco fu effettuata con il sistema dell'appalto fino al 1798, per poi passare sotto la giurisdizione di un’amministrazione speciale.
Nel 1804 le estrazioni erano 24 l’anno e pochi anni dopo fu istituita (durante la dominazione francese) una regia interessata affidata all'imprenditore Carlo Emanuele Guebard di Soletta, per la durata di sei anni.
Il gioco passò poi nuovamente in mani pubbliche e nel 1817 le estrazioni diventarono cinquanta.
Nacquero i primi ricevitori, chiamati prenditori o postieri e le ricevitorie posti o botteghini; nel 1843 erano già mille distribuiti in tutto il regno esclusa la Sicilia.
Le estrazioni si svolgevano a Napoli con grande maestosità, in una sala appositamente addobbata, nel palazzo del Vicaria, dove avevano sede i tribunali.

Dopo l'unità d'Italia si pose il problema di dare una regolamentazione al gioco del lotto. Inizialmente si pensò di abolirlo in via definitiva, ma come sempre pressanti motivi di ordine fiscale fecero cambiare idea.
L'articolo 1 del regio decreto del 5 novembre 1863 sanciva che: A cominciare dalla prima estrazione di gennaio 1864, il giuoco del lotto, temporaneamente mantenuto a favore dello Stato, verrà riordinato nelle province del regno, sulle basi stabilite dal presente decreto.
Con questo decreto le sorti possibili erano lambo semplice, il terno e il quaterno, le ruote operanti, Torino, Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo.
La ruota di Bologna scomparì nel 1866 ed entrò in scena quella di Bari, vennero poi costituite quella di Venezia e quella di Roma.
Nel 1894 venne introdotta una regolamentazione più dettagliata.
Vennero confermate le otto ruote e vennero modificati i premi delle sorti possibili, avvicinandoli sempre più a quelli attuali.
Bisognerà aspettare fino al 1939 perché il gioco del lotto diventi di diritto una delle tante attività dello Stato.
Sotto il profilo del gioco, le novità più importanti furono l'introduzione della cinquina che paga un milione di volte il fortunato vincitore e l'allargamento delle ruote alle città di Cagliari e di Genova. Questo fu sicuramente un riconoscimento alla città ligure, che vantava la primogenitura di questo gioco.
Infine la legge che permise l'esplosione definitiva di questo gioco fu quella dell'automazione, della gestione e della raccolta delle scommesse, con il definitivo allargamento dei punti di raccolta a circa quattromila tabaccherie, che si andavano ad aggiungere ai cinquecento botteghini preesistenti.

Il gioco del lotto sta ora vivendo, con l'automazione, una seconda giovinezza, anche grazie al fatto che la legge prevede un progressivo allargamento dei punti di raccolta di migliaia di tabaccherie che ne fanno richiesta.